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Percorso dell’Acqua

Il “percorso dell’acqua” è un itinerario sentieristico che si sviluppa nella zona a sud-ovest dell’abitato di Borno, nell’Altopiano del Sole.
Nella prima parte il sentiero percorre il territorio del comune di Borno, mentre nella parte terminale il percorso completo interessa il territorio del comune di Piancogno istituito nell’anno 1963 a seguito delle revisione territoriale dei comuni di Borno ed Ossimo.
Il percorso si sviluppa in zone ricche di acqua: dal torrente Trobiolo, alle sorgenti dei Pizzoli alle altre varie sorgenti captate anche per uso idrico.

Il “percorso dell’acqua” è stato inizialmente individuato e tracciato dalla locale sezione del Club Alpino Italiano in quanto, grazie alla sua abbondanza di acqua e alla diversificata flora e fauna, si presta come percorso didattico per le locali scolaresche.
Il sentiero è un giro ad anello, che può essere affrontato in senso orario o antiorario, con partenza ed arrivo nell’abitato di Borno. E’ comunque possibile percorrerlo a tratti facendo sempre ritorno al punto di partenza.

Dalla piazza centrale del paese si percorre il primo tratto di via Fonte Pizzoli fino all’incrocio con via Calamè, da qui si imbocca la strada che porta alle segherie. In questa zona a ridosso del torrente Trobiolo troviamo tre fabbricati destinati, negli anni scorsi, ad uso segheria. Dei tre, uno conserva ancora la destinazione originaria, anche se ora l’attività svolta è stata modernizzata e la segheria “elettrificata”. Nel passato le segherie erano alimentate ad acqua e per tale motivo erano ubicate in prossimità dei corsi d’acqua. Uno dei tre fabbricati, ora trasformato ad uso abitativo, conserva ancora la ruota, che ai tempi azionava con la forza dell’acqua il moto alternativo della lama che, piano, piano, trasformava i tronchi in assi e tavole. In prossimità della prima segheria “Bertelli” il sentiero costeggia il torrente Trobiolo e lo affianca sempre sulla sinistra orografica fino a raggiungere la località Lazzaretti (si veda Percorso dell’acqua – 2.LOCALITA’ LAZZARETTI). In questa zona è possibile, per chi fosse stanco o avesse poco tempo, fare ritorno al paese da viale Pineta.

La località Lazzaretti permette anche a chi proviene dalla località Dassa (zona attrezzata per il pattinaggio) di iniziare il percorso dell’acqua.
Proseguendo lungo il nostro percorso, invece, si attraversa il torrente Trobiolo (ora alla nostra destra), salendo dolcemente in mezzo ad un fresco bosco di latifoglie. Attraversando un paio di volte il torrente su pittoreschi ponticelli in legno, si giunge alla località “Fornaci” dove nel passato vi erano dei forni per la cottura della terra cotta per la produzione di coppi per uso edilizio.
Con il paese alle nostre spalle, ci orientiamo verso la zona di partenza degli impianti di risalita del Monte Altissimo. Da qui, passata la zona di “Scanasorech”, il percorso inizia a salire gradatamente per portarci, in mezzo a maestosi boschi di conifere, in località “Baita dei Mensi” dove incrociamo la strada che porta a Play Monte Altissimo (si veda Percorso dell’acqua – 3.PLAY MONTE ALTISSIMO). Da qui è possibile anche, tenendo la destra, seguendo un percorso alternativo del nostro “sentiero dell’acqua” raggiungere Play, poi Pian d’Aprile, poi costeggiando il laghetto di accumulo dell’acqua per l’impianto di innevamento artificiale delle piste del Monte Altissimo, raggiungere la sorgente dei “Pizzoli” (si veda Percorso dell’acqua – 4.FONTE PIZZOLI).

Dalla “Baita dei Mensi”, per chi non si snoda verso Play Monte Altissimo, è possibile percorrere il tratto di strada in direzione di Borno fino alla località “Corna Rossa” dove, a destra, si stacca la strada principale che porta verso la sorgente dei “Pizzoli”. Poco dopo aver imboccato la strada, nel primo tratto in salita, sulla destra, si trova una piccola fontana alimentata da sorgenti presenti in zona. Da qui, in circa mezz’ora, si raggiunge la fonte Pizzoli, imboccando la strada, che presenta una modesta pendenza, in mezzo ad un ombreggiato bosco che a tratti lascia scorgere squarci suggestivi dell’abitato di Borno e di Ossimo.

Sulla nostra sinistra, affiancate alla strada, incontriamo due tipiche baite ora ristrutturate. Da qui, si raggiunge uno spiazzo erboso, dove alla nostra destra confluisce il sentiero precedentemente citato come percorso alternativo una volta giunti alla “Baita dei Mensi”. Da questo zona vi è una completa e inusuale vista dell’abitato di Borno: si nota il centro del paese con il municipio, le scuole, la palestra, il campo di calcio, mentre verso nord si vede la valle di San Fiorino, più a monte la Cappelletta di Sedulzo, il monte Arano ed alle spalle il Pizzo Camino. Più a est si vede la valle di Baione ed il gruppo montuoso della Concarena, che sovrastano l’abitato di Lozio.
Il nostro sentiero si addentra ancora una volta nel bosco e il fondo del percorso è composto da scaglie di pietra nera, tipo lavagna denominata selce (in dialetto “mortes”). Si dice che la bontà dell’acqua che sgorga alla ormai prossima fonte dei “Pizzoli” sia dovuta ai sali minerali che l’acqua cattura e porta con se scorrendo in mezzo a queste pietre. (si vedano Percorso dell’acqua – 4.FONTE PIZZOLI e 5.BAITA DI CAMILO)

Dopo la zona attrezzata con tavoli da pic-nic e panchine si raggiunge la prima sorgente dei “pizzoli” e, a pochi metri, la seconda. I nostri avi, che di acqua se ne intendevano, dicevano che questa sorgente sia migliore della prima e quindi vi consigliamo di dissetarvi qui.
In questa zona il bosco è particolarmente fitto ed il sole fa fatica a penetrare dalle fronde degli alberi, vi è una frescura particolare che in abbinamento allo sgorgare dell’acqua dalla roccia ci invita a soffermarci un po’.
Il nostro percorso continua verso sud e si svolge su un agevole sentiero, sempre protetto dalla rigogliosa vegetazione. Continuando, dopo circa 20 minuti di cammino, si raggiunge la località “Zane”. Siamo di nuovo su uno stupendo balcone naturale da dove possiamo prendere visione dell’altopiano del sole. Partendo da sinistra vediamo i monti di San Fermo, Moren, Pizzo Camino, Monte Mignone, Bagozza, Bacchetta, Tredenus, Pizzo Badile Camuno. Inoltre, possiamo vedere ad est le zone di Campolaro, Bazena, Crocedomini, Maniva con i giganteschi “radar” installati dalla N.A.T.O. sul Dosso dei Galli ed ora fortunatamente non più necessari per gli scopi difensivi per cui erano stati installati. Da qui l’occhio, più esperto ed orientato, può spingersi fino al candore del “Pian di Neve”, ghiacciaio perenne ai piedi del Monte Adamello.

Da questa zona abbiamo la possibilità di scendere, prendendo il sentiero di fronte a noi, che in circa mezz’ora conduce alla zona di inizio del “percorso dell’acqua” imboccato in località “segherie”.
Rimanendo invece in quota e continuando in direzione sud-est il sentiero conduce alla località “Balestrini”. Anche questa è una zona ricca di acqua e di sorgenti, sul nostro percorso troviamo una vasca di captazione che va ad alimentare l’acquedotto del Comune di Piancogno. A circa metà sentiero, i più attenti potranno notare sulla loro destra una “captazione” di acqua fatta dai nostri avi mediante l’apposizione, sotto un sasso, di un coppo in terra cotta che raccoglie l’acqua ed offre la possibilità di bere. La fontanina è stata denominata con l’ovvio nome di “fontanì del cop” (fontana del coppo).

Qui la vegetazione cambia e gli abeti rossi lasciano il posto ai più distanziati pini silvestri. In prossimità della località Balestri, e fino in Dassine, si notano sui pini silvestri più datati delle incisioni sulla corteccia fatte intorno agli anni 1930/1940 per estrarre dalle piante la resina di trementina da utilizzare nella produzione di vernici.
Il sentiero termina e confluisce nella strada che ci porta alla località “Tegola”. Da qui prendendo la strada alla nostra destra ci portiamo in località Dassine. Ora il “percorso dell’acqua” diventa nuovamente un sentiero che costeggia il torrente Trobiolo fino ad attraversarlo su un ponticello in località “Bernina” (Percorso dell’acqua – 6.PONTICELLO BERNINA). Siamo in una zona molto caratteristica con accentuati fenomeni carsici, presenza di grotte e gallerie dove l’acqua si incanala e sparisce per ricomparire più a valle. Nei pressi del ponticelo ci sono anche alcune piante di salice, di forma e aspetto particolare, a cui è appoggiata anche la staccionata di protezione del percorso.
Da qui, il percorso sale raggiungendo la zona artigianale di Bernina e si immette sulla via Fonte Pizzoli, per raggiungere la Piazza Umberto I° da dove ha avuto inizio.

Il “sentiero dell’acqua” può essere percorso anche in inverno in presenza di fondo innevato, mediante l’utilizzo della ciaspole.